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Mentre è ancora incerto se gli atenei potranno riaprire in presenza a settembre, lo Svimez propone di aumentare le risorse per il diritto allo studio e investire nelle infrastrutture digitali. La tecnologia ha avuto un ruolo fondamentale durante l’emergenza coronavirus, ma c’è chi da sempre insegna e impara a distanza: le università telematiche, 11 in Italia, che si basano su flessibilità e personalizzazione del percorso di studi.
Sono ancora molte le incognite che accompagnano la ripartenza delle università italiane a settembre. Mentre è ancora incerto se gli atenei potranno riaprire in presenza nell’anno accademico che sta per iniziare, la crisi economica innescata dall’emergenza coronavirus rischia di far crollare gli iscritti, con un calo stimato di 10mila matricole per l’anno 2020/21, di cui due terzi al Sud. A lanciare l’allarme è lo Svimez, l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, che formula una serie di proposte, dalle borse di studio all’estensione della no tax area, anche per ridurre il gap Nord-Sud e fare in modo che gli studenti del Meridione non paghino il prezzo più alto di questa situazione. Per contrastare gli effetti della crisi, lo Svimez propone, tra l’altro, di aumentare le risorse per il diritto allo studio e investire nelle infrastrutture digitali.

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